Repice a La Provincia: «Como-Roma? Una masterclass. Meglio di un 4-4»
L’intervista Il noto radiocronista di Radio 1 Rai: «Un pari bello che dimostra l’organizzazione top di entrambe le squadre»
Lettura 3 min.Era allo stadio domenica mattina, Francesco Repice. Lì in alto, a seguire la partita barcamenandosi tra la postazione in tribuna stampa e i gradini del Sinigaglia, con l’entusiasmo di sempre e quella voce inconfondibile. Le sue parole da anni fanno eco all’adrenalina di tutti i tifosi che amano ancora ascoltare le partite alla radio, con quel ritmo forsennato che non lascia respiro e apre le porte all’immaginazione. Per analizzare la partita contro la Roma, proprio non potevamo non contattarlo. Biiiip, biiiip: «Pronto, Francesco?». «Eccomi!». Possiamo iniziare.
Repice, ci aspettavamo i gol ma è finita 0-0. Impressioni?
Io sono uno di quelli che pensa che le partite senza gol possono essere bellissime anche più di quelle che finiscono 4-4, dove ci sono tanti errori e spesso la decide un episodio in più a favore di uno o dell’altro. Quindi sono d’accordo con quello che hanno detto i due allenatori a fine partita, un pari bello che va bene a entrambe.
La lunga sosta per le Nazionali può aver inciso sulla partita?
Queste cose non mi sembrano rilevanti perché tutto può incidere. La Roma durante la sosta ha perso giocatori, il Como ne aveva di stanchi, visto che alcuni hanno viaggiato dall’altra parte del mondo. Poi c’è stato il caso Kean, che obiettivamente in Nazionale sembrava star bene. Diciamo che i calendari si conoscono prima e quindi ha poco senso valutare questo come un pretesto per spiegare il risultato.
Fabregas ha detto che è stata la sua miglior partita contro una squadra di Gasperini da quando allena...
Sì, secondo me è un punto guadagnato per il Como, non due persi. Lo stesso vale per la Roma, visto come si erano messe le cose. I giallorossi a parer mio hanno dimostrato di essere più abituati a gestire un certo livello di confronto, hanno capito la situazione con grande anticipo. Negli uno contro uno costringevano il Como a fare poco e poi nel secondo tempo si sono chiusi senza subire. Il giro palla del Como è stato troppo lento per poter creare grandi occasioni.
Due episodi: il mancato rosso a Wesley e quello dato a Malen.
Io sono dell’idea che l’ibrido uomo-macchina non funziona, è un grosso equivoco. Lasciamo sbagliare o uno o l’altro. Sabato hanno annullato un gol alla Fiorentina per un fuorigioco di una scarpa... capisco tutto, ma queste cose qui fanno cascare le braccia. Lasciamo che la macchina intervenga solo per gol o non gol, per il resto parliamo dell’interpretazione dell’arbitro nei singoli casi. I grandi arbitri interpretano le partite, altroché. Occorre cominciare ad accettare le interpretazioni e fare questo salto di maturità, a partire da noi che facciamo informazione. L’altro giorno hanno giocato due squadre che hanno dimostrato un’organizzazione top, ma si parla solo degli episodi arbitrali. La partita è stata molto di più.
L’ha sorpresa qualcuno del Como in positivo e in negativo?
In negativo direi nessuno, forse qualcuno non al top. Credo che Da Cunha abbia risentito un pochino dell’errore in Nazionale contro l’Italia, dato che si liberava della palla a due tocchi e non ha tentato quelle incursioni che lo caratterizzano. Nico Paz ci ha provato, è arrivato due volte davanti alla porta e ha tentato lo scavetto, ma è stato bravo il portiere. Douvikas? Nel sistema di Fabregas la punta può anche non essere punta. Mi spiego con un esempio roboante: Totti con Spalletti giocava davanti ma non era punta. Douvikas attacca molto bene anche la profondità, ma contro difensori di alto livello è dura. Deve abituarsi a entrare più nel gioco anche quando ha di fronte avversari di livello.
C’è un aspetto che l’ha impressionata più di altri di Fabregas?
L’altro giorno è stato molto intelligente a predicare calma in alcune fasi, perché se la Roma vai a prenderla sul ritmo rischi di farti male. Ha chiesto di far girare la palla e non andare all’arrembaggio come al solito, per aprire spazi. Anche quando ha detto che giocare a mezzogiorno non è il massimo per l’erba secca... sembra una cosa campata per aria ma non è così. La sera con il terreno umido la palla scivola più velocemente e si riescono a fare cose diverse, il dettaglio è un fattore a cui Cesc guarda sempre con attenzione.
Adesso arriva la Champions. Il Como può arrivare lontano? E in campionato?
Mai come nel caso di Fabregas l’espressione “partita per partita” ha un valore. Io sono convinto che nemmeno lui sa dove può arrivare. Sicuramente sa cosa può esprimere a livello di calcio, ma non il risultato finale. Le altre squadre bene o male conoscono i loro obiettivi plausibili, il Como no. Lui non lo sa, e allo stesso modo le altre non sanno a cosa vanno incontro quando affrontano il Como, un po’ come l’Atalanta di qualche anno fa, con Guardiola che diceva: “È come andare dal dentista”.
E se dovesse andare in una grande che punta al top?
Ecco, tra le tante doti che ha Cesc ce n’è una importante: sa farsi comprare i calciatori. Questa è una cosa fondamentale. Uno con il suo carisma e la sua personalità porta presidenti e direttori a mettere a disposizione un determinato budget, perché si fidano. A lui è difficile dire “questo non si può”. Quindi anche quando andrà in una grande avrà la possibilità di creare un organico secondo le sue esigenze, per i suoi obiettivi.
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