L’Italia non si riprende i suoi migranti. E i leghisti ticinesi si arrabbiano

Confine In base agli accordi avremmo dovuto riprenderci 1.850 stranieri richiedenti asilo. Non lo abbiamo fatto. Risultato? Gli eredi di Bignasca scrivono a Berna: «Fatevi sentire»

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La presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi venerdì mattina a Sala Comacina per l’attesa inaugurazione del Distaccamento di Polizia stradale - al suo fianco il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni e il capo della polizia, il prefetto Vittorio Pisani - sarà anche l’occasione per un punto operativo della situazione sul tema sensibile della riattivazione dell’Accordo di Dublino, legato a doppio filo ai richiedenti asilo.

La premessa è che la Svizzera a fine agosto ha annunciato la riapertura dei rimpatri in Italia, fermi da tempo e oggetto di una vibrante polemica politica. Rimpatri associati al nuovo Patto europeo sulle migrazioni, entrato formalmente in vigore il 12 giugno scorso anche per la vicina Confederazione, associata allo spazio Schengen e al sistema Dublino. Quando tutto sembrava risolto - ricordando che la (ri)presa in carico dei migranti da parte del nostro Paese era ferma addirittura da dicembre 2022 - il deputato della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri a fine settembre ha bussato alle porte del Governo di Berna, dopo le dichiarazioni del consigliere federale Beat Jans, in base alle quali «nonostante le rassicurazioni del caso, l’Italia non avrebbe ripreso in carico alcun richiedente asilo trasferito dalla Svizzera nell’ambito dell’accordo di Dublino».

Una vicenda su cui ora urge un punto fermo che il nostro ministro dell’Interno potrà mettere già venerdì, dopo aver incontrato a novembre 2024 proprio il consigliere federale Beat Jans presso il Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale italo-svizzero, parlando di «storica amicizia e rapporto di cooperazione consolidato tra i due Paesi». Secondo una parte della politica svizzera - a cominciare dalla Lega dei Ticinesi - al di là dell’aspetto politico ve n’è anche uno economico, considerato che tra dicembre 2022 e settembre 2025 la Svizzera non ha potuto rimpatriare verso l’Italia circa 1850 migranti, in virtù del fatto che l’Italia è stato il primo Paese in cui questi migranti sono approdati. A fronte di queste premesse, la Confederazione ha dovuto stanziare circa 75 mila euro a migrante, contributi ai Cantoni inclusi. Nell’interrogazione depositata a Berna, il deputato della Lega dei Ticinesi ha chiesto «quali passi il Governo di Berna intende intraprendere nei confronti dell’Italia per ottenere il rispetto degli obblighi derivanti dalle regole di Dublino». Tra le richieste figura anche un quadro della situazione «su quanti richiedenti asilo che avrebbero dovuto essere trasferiti in Italia sono attualmente presenti in Svizzera».

Sulla vicenda è intervenuto anche il portale mattinonline.ch, che fa sempre riferimento alla Lega dei Ticinesi, parlando di «situazione insoddisfacente» e citando uno dopo l’altro - dalla Germania alla lontana Finlandia passando per Austria, Svizzera e Paesi Bassi - gli Stati che intendono rimandare in Italia i richiedenti asilo entrati sul territorio dell’Unione europea prima di proseguire il loro viaggio.

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