Pomerio, il Comune alla Soprintendenza. «La vendita si farà»

Erba. Confermata l’intenzione di alienare il complesso nonostante l’invito a valutare altre valorizzazioni. «Nessun danno patrimoniale, pagheremo i mutui»

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Erba

L’amministrazione comunale «conferma la volontà di procedere all’alienazione del compendio immobiliare denominato Castello di Pomerio, secondo gli esiti della procedura di gara». Con una deliberazione approvata giovedì 8 ottobre, la giunta del sindaco Mauro Caprani ha risposto ai rilievi della Soprintendenza: le Belle arti avevano invitato il Comune a mantenere l’immobile di via Como nel patrimonio pubblico, cercando altre forme di valorizzazione.

La vicenda è riassunta nella stessa deliberazione. Si parte dal 18 dicembre 2023, quando il consiglio comunale approva il piano delle alienazioni comprensivo del Castello di Pomerio; l’estate successiva partono le aste pubbliche: si parte da 2,7 milioni di euro, il prezzo stimato dall’Agenzia delle entrate, per arrivare nel febbraio 2026 - in sede di quarta asta - all’aggiudicazione alla famiglia Sossnovsky Parravicini per 1.586.616 euro.

Il 9 marzo 2026, il Comune ha chiesto l’autorizzazione definitiva al Ministero della Cultura. Il 17 agosto, a seguito di una riunione della Commissione regionale per il patrimonio culturale della Lombardia, la Soprintendenza ha chiesto al Comune di tornare sui propri passi prendendo in considerazione modalità alternative quali concessioni in uso, accordi di valorizzazione, partenariati pubblico-privati o project financing.

La giunta ha risposto punto per punto. Si ricorda che già dal 2014 il Castello di Pomerio è stato affidato a una società privata per l’organizzazione di eventi (la Linea Banqueting); scaduta la concessione, nel 2022 l’ultimo bando è andato deserto. L’esperienza, in ogni caso, non ha consentito un serio restauro della struttura. Da quanto poi l’immobile è entrato nel piano delle alienazioni «non sono pervenute proposte concrete da parte di operatori privati finalizzate alla realizzazione di accordi di valorizzazione».

Quanto all’offerta ricevuta in sede di quarta asta, per la giunta «è l’unica concreta manifestazione di interesse idonea a conseguire un risultato patrimoniale certo e a trasferire al soggetto acquirente gli oneri connessi alla gestione, manutenzione, conservazione e valorizzazione del compendio».

La Commissione regionale per il patrimonio culturale della Lombardia aveva anche accennato a possibili danni erariali: la Corte dei Conti, insomma, potrebbe storcere il naso per un prezzo di vendita troppo basso rispetto alla stima iniziale. La giunta spiega però che il ricavato verrà utilizzato «all’estinzione anticipata di mutui contratti dall’ente»: proprio la vendita, quindi, potrebbe rappresentare «un elemento di vantaggio per la finanza pubblica, mediante la riduzione dell’indebitamento e dei relativi oneri finanziari».

Il documento si chiude, come detto, con la conferma di voler procedere con l’alienazione del bene, dopo aver già sperimentato le alternative proposte dalle Belle arti. La giunta ha disposto che la deliberazione venga trasmessa alla Soprintendenza, da cui ci sia aspetta una risposta definitiva sul caso.

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