I prossimi 134 anni del nostro giornale
L’editoriale Dopo 15 anni di direzione Diego Minonzio passa il testimone a Lorenzo Mottola. Una nuova fase per custodire il legame con il territorio e rafforzare il ruolo del giornale tra innovazione digitale, AI e difesa del valore dell’informazione locale
Lettura 2 min.Mi permetto di rubare qualche riga a letture più interessanti per aggiornarvi su alcune novità che riguardano il vostro giornale, la Provincia.
Dopo ben 15 anni da direttore responsabile, per l’amico e mentore Diego Minonzio è arrivato il momento di passare il testimone a chi vi scrive. Diego resterà con noi come direttore editoriale ancora per qualche mese per poi avviarsi verso altre esperienze, anche se so che il suo consiglio continuerà a non mancare anche in avvenire.
La domanda che si porrà qualcuno è prevedibile: cosa cambia ora alla Provincia? Più di una persona, a partire da Edoardo Manzoni, presidente della Sesaab, ovvero il gruppo editoriale di cui fa parte questo giornale, ha notato che, fatalmente, questo passaggio di consegne è avvenuto il 12 ottobre, ovvero il giorno della scoperta dell’America. Una coincidenza che può essere benaugurante o il suo esatto opposto: ovviamente lo sbarco di Colombo rappresenta il primo passo per la creazione di un nuovo mondo, ma anche per la devastazione di civiltà millenarie.
Ecco, rimanendo nel parallelo tra la nostra storia e quella, posso garantire che almeno l’intenzione nell’affrontare questa nuova fase “di sbarco” non è certo rompere con il passato, ma cercare di preservare la centenaria tradizione che questo giornale rappresenta: il racconto, la promozione e la difesa del territorio. Al massimo, lavoreremo per aggiungere, iniziando nelle prossime settimane da una nuova grafica. Come voi, sono da sempre un lettore di questa testata e alla redazione che ne ha preservato l’anima non posso che dire grazie. Così come ringrazio il presidente della Provincia Massimo Caspani, Paolo De Santis e tutti i soci che mi hanno dato fiducia. Perché la responsabilità, a mio modo di vedere, non è poca.
La funzione sociale del giornalismo locale
Personalmente — ma credo di parlare a nome di tutti i colleghi — continuo a credere fortemente nella funzione sociale di cui sono investiti i giornali come il nostro. Mi è capitato qualche settimana fa di rileggere, in un interessante articolo, le teorie di un esperto di informazione, il professore della Statale di Milano Marco Gambaro, che in questo senso mi sembrano perfette: un quotidiano locale è un’“infrastruttura istituzionale” dei territori. Un bene pubblico che produce effetti positivi non remunerati dal mercato: riduce le asimmetrie tra chi governa e chi è governato, rende più difficile la corruzione, migliora la qualità delle decisioni pubbliche. Come un acquedotto o una rete stradale, se si deteriora, il costo non lo paga solo l’editore: lo pagano i cittadini. Un aspetto che dovrebbe considerare anche chi occupa posizioni di potere nelle nostre città. Coltiviamo l’ambizione di avere un modesto compito di stimolo e controllo. Un controllo che, ovviamente, presuppone anche una certa distanza dalla politica stessa. E tutto questo lavoro non può essere certo demandato solo ai deliri dei social network.
Potenziare il digitale: tecnologia e lavoro e sul campo
Intendiamoci, anche chi, come me, viene da una famiglia che vive di carta stampata da circa un secolo — figlio e nipote di giornalisti “da rotativa” — si rende perfettamente conto che il mondo non sta solo cambiando: è già cambiato. Agli stravolgimenti portati dall’informazione online si aggiungono ora quelli dell’intelligenza artificiale, il cui indefinito orizzonte fa paura. C’è chi vede nell’AI un’opportunità, uno strumento, e chi un mostro pronto a divorare il nostro lavoro. L’unica certezza è che siamo alle porte di una rivoluzione: non si può ignorarla, bisogna sicuramente capirla e comprendere quali debbano essere i limiti. E una cosa va sottolineata: l’AI non potrà mai sostituire un giornalista nei suoi compiti più caratterizzanti. Non può andare in tribunale, in Comune, in strada a cercare notizie e a riportarle. Il senso della nostra attività è anche la sua origine: scovare qualcosa di nuovo e di interessante da raccontare, aggiungendo qualche nostra opinione. I nostri canali per raggiungere i lettori possono e, per forza, cambieranno forma, ma la sostanza resta immutata.
La nostra intenzione nei prossimi anni è quella di potenziare l’informazione digitale, rendendola sempre più completa e facilmente fruibile. Bisogna impostare una transizione che garantisca almeno altri 134 anni di vita a questa testata. Il tutto senza dimenticare l’amore per il lettore che continua a presentarsi tutti i giorni in una bella edicola con un’insegna “La Provincia”, per comprare la sua copia di carta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA