La scommessa di “Death in Venice” . Al Sociale un’opera fuori dagli schemi

Lo spettacolo. Il melodramma del ’900 ispirato alla novella di Mann a Como per la prima volta. Posti vuoti per un titolo non canonico, ma dalla regia raffinata che inscena una Venezia onirica

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Una sfida ambiziosa e solo in parte accettata dal pubblico, è andata in scena, ieri sera, al Teatro Sociale di Como.

Per il secondo appuntamento con la lirica, nella Stagione “Volt”, era in programma l’opera di Benjamin Britten “Death in Venice” che verrà replicata domani, alle 15.30. Il melodramma novecentesco, ispirato all’omonima e struggente novella di Thomas Mann, è stato rappresentato, per la prima volta, nella sala comasca. Una occasione più che ghiotta per melomani ma anche per chi ha amato il testo letterario e la sua trasposizione cinematografica, firmata da Visconti.

Musica “pittorica” e fascinosa

La scelta di un titolo fuori dal repertorio canonico ha però scoraggiato una parte del pubblico, tanto che molti palchi e le ultime file di platea sono rimasti vuoti. Un peccato, visto che, pur lontano dalla tradizione lirica all’italiana, “Death in Venice” è apparso, fin dalle prime note, uno spettacolo raffinato, in cui, la regia curata ed elegante, ma non meramente patinata, di Rodula Gaitanou esaltava la musica “pittorica”, fascinosa, del compositore britannico.

Testamento artistico di Britten, “Morte a Venezia” traspone in musica la storia dello scrittore Gustav von Aschenbach, giunto a Venezia per ritrovare l’ispirazione perduta e divenuto preda dell’ossessione amorosa per il giovanissimo e inarrivabile Tadzio, in una spirale autodistruttiva. Gaitanou ha scelto di esaltare la dimensione tutta interiore del racconto, in cui la realtà è filtrata dalla mente e dal cuore di Aschenbach, in soggettiva”.

Venezia, seduttiva e decadente, si riflette nelle luci evanescenti di Fiammetta Baldiserri e nei video impressionisti di Dick Straker che si fondono armonicamente con le scene e costumi sobri di Takis.

Non immagini oleografiche ma quasi frammenti onirici, in cui il riflesso della Città lagunare accresce il senso di progressivo smarrimento del protagonista. L’allestimento è reso ancora più ricco dalle belle coreografie di Mattia Agatiello, interpretate da un gruppo di ballerini su cui spicca Filippo Polli, un Tadzio muto e danzante.

Bella la prova del cast corale il cui ruolo principale è affidato a Toby Spence e dell’Orchestra i Pomeriggi Musicali, diretta dal M° Daniel Smith che ha colto nitidamente la complessità della musica di Britten, offrendola al pubblico. Una menzione speciale per il Coro OperaLombardia diretto dal M° Diego Maccagnola. Collocato non sulla scena ma nella buca dell’orchestra, ha affrontato una prova tecnicamente complessa ma ben riuscita. Da non perdere, domani. Info e biglietti: teatrosocialecomo.it.

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