Como, «Per nuovi cittadini non c’è spazio»
Il confronto. La città del futuro al centro di un convegno dell’Unione circoli cooperativi di Albate. Spallino: «Se entro dieci anni non ci saranno misure adeguate, il cambiamento sarà irreversibile»
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Come sarà la Como del futuro? Senza forti scelte politiche la città sarà più anziana e governata dal libero mercato.
Tra vent’anni se le cose andranno avanti per inerzia, ha spiegato ieri l’ex assessore Lorenzo Spallino al convegno dell’Unione circoli cooperativi di Albate, con pochi nuovi nati e un flusso medio di migranti, in città conteremo tra gli 81mila e i 84mila abitanti. All’incirca come oggi, ma con una percentuale di over 65 maggioritaria e una fetta di over 80 significativa.
Se le cose peggioreranno invece, con un saldo migratorio negativo e più giovani famiglie spinte fuori dal boom del turismo, Como rischia di scendere tra i 67mila e i 71mila abitanti. «Serve invece una politica del riequilibrio, l’invecchiamento non si ferma, ma gli eccessi del turismo sì – ha detto l’avvocato – se entro dieci anni non interveniamo il cambiamento diventerà irreversibile».
«Il piano di governo del territorio è fermo dal 2012 – ha detto l’ingegnere ex dirigente comunale Giuseppe Cosenza –, le scelte devono essere condivise con la cittadinanza. Troppi progetti sono rimasti fermi, sono falliti, le politiche sono state lasciate al neoliberismo urbano, al mercato che decide per il pubblico». Si è parlato delle scuole, da chiudere per fare spazio anche a parcheggi, della Ticosa che poteva accogliere nuove abitazioni, dello stadio, dato all’immaginazione della società sportiva o del San Martino ancora dormiente.
«Ben venga l’interesse dei privati, Como è ancora attrattiva – ha detto ancora Cosenza – ma la comunità in maniera autorevole deve essere capace di decidere per se stessa». Senza escludere, perché oggi una nuova famiglia per permettersi una cameretta per i bambini deve guadagnare almeno 4mila euro al mese per abitare in città in affitto.
«I salari fermi, l’overtourism, la paura dei privati ad affittare case, oggi per i nuovi cittadini non c’è spazio – ha spiegato Francesca Paini per la Fondazione Scalabrini che si occupa di diritto alla casa –; i lavoratori poveri, figurarsi i migranti, sono esclusi da questo mercato e accedere ai servizi sociali non è affatto semplice. Ma di autisti, infermieri, insegnanti abbiamo assoluta necessità, senza manodopera le aziende non vanno avanti e non possiamo far dormire baristi e operatori nelle auto. La città invecchia, le case restano vuote, diventeranno decadenti. Dobbiamo incentivare un meccanismo di fiducia, affittare non solo ai turisti, ma alla comunità che qui vuole continuare a vivere».
Le scelte passano dalla politica, non solo nazionale. «In città sono arrivati fondi pronti ad investire, ad acquistare intere palazzine – così Stefano Legnani, avvocato e consigliere comunale del Pd – che però mettono a reddito e non creano sviluppo. Gli attracchi sul lago, villa Geno e la Canottieri: ci sono punti di interesse pubblici che per scelta possono andare a soggetti privati, anche i nostri centri sportivi non è detto restino nelle mani delle nostre associazioni sportive. Asili, servizi, opere pubbliche, servono indirizzi di lungo orizzonte per disegnare una bella città che verrà».
Alla Sala Felice Villa le cooperative invitano giovedì 22 alle 20.45 per un prossimo dibattito sulla custodia della persona umana con don Giovanni Corradini e l’avvocato Giuseppe Monti.
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